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"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
10 luglio 2020 * S. Felicita martire
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Tabernacolo e san giuseppe nel 2017A seguito della Messa celebrata a porte chiuse nel Santuario di San Giuseppe a Spicello, mi è stato richiesto di poter avere il testo della relativa omelia.
Per tale motivo è di seguito pubblicata.

San Giuseppe A 19 marzo 2020 - Testi liturgici: 2Sam 7, 4-5.12-14; Rm 4,13-16-18.22; Mt 1, 16.18-21-24
Per il documento: clicca qui
In questa omelia ci poniamo due domande. La prima: Cosa ci ha detto il Signore con la sua parola appena ascoltata e cosa ha da dirci ancora?
La seconda: Quale comportamento dovremmo imparare da san Giuseppe, per applicarlo nel fronteggiare l’emergenza del coronavirus?
Sono appena due domande fra le tante che potremmo porre. Ebbene su di esse vogliamo un poco riflettere.

Cosa poteva aver capito Giuseppe sul fronte del grande mistero che a lui si presentava?
Non gli rimaneva che il non poterci dormire, il doverci soffrire, il voler cercare la soluzione più opportuna. Alle fine, poi, è Dio stesso che gliela rivelerà, in quanto avrebbe avuto bisogno di lui per realizzare un grande disegno.

Giuseppe, essendo giusto, accoglie in pienezza tale volontà e con il suo “sì” dà al Signore la possibilità di poter realizzare quella che è l’opera più grande della storia, più grande della creazione stessa, quella della Redenzione.

Penso proprio che, fatte le debite proporzioni, ci troviamo di fronte ad una situazione analoga.

Che fare davanti al fatto della emergenza che stiamo vivendo e che a sua volta si presenta pure come mistero?

Mi vien da pensare al brano evangelico che verrà proclamato proprio domenica prossima, quello del cieco nato, quando domandano a Gesù: Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”.

La risposta: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma perché in lui siano manifestate le opere di Dio”.

Attenzione a capire bene la risposta di Gesù, per non cadere in una convinzione sbagliata!

È vero che ogni peccato porta delle conseguenze negative in tutti i piani, anche su quello fisico. Quante malattie che provengono per certi peccati!

Però, se da una parte è vero che le malattie e le disgrazie non sono volute da Dio, dall’altra è altrettanto vero che sono da lui permesse o volute e che, per il suo disegno d’amore, diventano e di fatto lo sono, un “castigo”.

Ma attenzione anche qui!

Lo so che, abituati a sentirci predicare la “misericordia”, la parola “castigo” suonerebbe male. Eppure, se da una parte il Signore è infinitamente misericordioso, dall’altra è anche infinitamente giusto, altrimenti non ci sarebbe l’inferno per chi lo rifiuta perfino nell’ultimo momento di vita.

Sin che siamo in vita, sin che siamo in questo mondo, sin che siamo ancora in tempo, come si rivela la sua giustizia?

Si rivela attraverso le varie vicissitudini personali e sociali, perché servano per dare a tutti tempo e modo di pentirsi e ravvedersi. 

La Bibbia è piena di episodi nei quali vengono sottolineati i castighi che Dio infligge ogni qualvolta che il popolo si allontana da lui.

Ma ancor qui, facciamo attenzione!

Non dobbiamo intenderli come una vendetta di Dio, perché la vendetta di Dio è solo l’amore. Egli fa come farebbe ogni buon genitore quando, a causa del mal comportamento del figlio, gli dà uno scapaccione perché possa rinsavire e correggersi, proprio perché gli vuole bene. 

Tutto sta a comprendere l’etimologia ed il vero significato del termine “castigo”.

Esso viene dal latino, unisce il significato di due concetti, quello di “casto” (che vuol dire: puro, pulito) e quello di “ago” (che vuol dire: rendere, agire).

Il castigo è quella azione che Dio compie allo scopo di renderci puri e graditi ai suoi occhi. Una volta compreso questo, possiamo ben dire che diventano un dono, che serve proprio per aiutarci ad essere migliori.

A tal proposito mi viene da riferirmi anche ad un altro episodio evangelico, quello che parla dei morti a causa della caduta della torre di Siloe.

Alla domanda del perché, Gesù risponde: “Credete che quei Galilei fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme”? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.

Espressione analoga si trova all’inizio della sua predicazione, quale fondamento della sua opera evangelizzatrice: “Il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo”.

Quale purificazione e quale conversione dobbiamo vederci in quello che sta avvenendo, siamo capaci di saperlo leggere come un segno di richiamo?

Ci dice che è necessario rimettere Dio a fondamento di tutto, abbandonando i tanti, i troppi idoli che ci siamo creati.

Ad esempio, stiamo dando eccessiva importanza alla scienza e alla tecnica, stiamo dando troppa e piena fiducia ai mezzi di comunicazione, stiamo diffondendo lo slogan: “ce la faremo”. Ma in tutto questo, contiamo solo sulle nostre forze?

E l’opera di Dio dove la mettiamo, e la preghiera che ci collega a lui dove è andata a finire?

A questo punto, permettetemi di fare solo due sottolineature dei fatti correnti, l’uno a livello politico e umanitario, l’altro a livello ecclesiastico e di fede.

A livello politico. Osserviamo, ad esempio, i motivi per cui ci si può muovere. Tra questi, vi è quello dell’acquisto di alimentari per la sussistenza e di medicinali per la salute fisica, cose assolutamente necessarie.

Ma lo stato non deve aver cura del cittadino in quanto persona? E la persona è formata solo di corpo o possiede anche un’anima?

Anche l’anima ha bisogno di sostentamento e di medicinali. E dove li trova, se non potendo andare in chiesa?

A livello ecclesiastico. Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa, attraverso il suo magistero, è depositaria della divina rivelazione, incaricata a trasmetterla lungo i secoli, ma in maniera inalterata.

Non succede forse che spesso la si vuole addolcire ed annacquare?

Stiamo forse dimenticando l’espressione di Gesù: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento”.

Ognuno può trarre le proprie conclusioni.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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