Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2021 * S. Adalberto vescovo
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Immagine e somiglianza di Dio
Si tratta della seconda riflessione sul tema dell' essere "Artigiani di Comunione", preparata per il ritiro di febbraio 2021, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello.
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Seconda riflessione per l'anno 2021 - La famiglia dono di comunione
(Riferimento biblico Gn 1, 26-27)

Premessa
Nel libro della Genesi leggiamo: “Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”.

Cosa vuol dire che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio?

Da notare bene che si parla di uomo, cioè dell’umanità, a prescindere che sia maschio o femmina, anche se poi sarà perfezionato come tale.

Se siamo creati a sua immagine e somiglianza, certamente questo non vuol dire che Dio abbia due braccia e una testa come noi; egli infatti non ha corpo.

Significa piuttosto che le nostre caratteristiche di base vengono da lui, sono suo dono, e noi siamo chiamati a viverle come lui le vive.

Come spiegare questa immagine e somiglianza
Scorrendo le pagine della Bibbia troviamo un Dio che vive di emozioni, esattamente come le viviamo noi. Egli si rattrista, si sente ferito e offeso, ha momenti di rabbia ed altri di gioia e contentezza, ha pensieri di vendetta e poi di pentimento dietro la supplica di qualcuno, sempre pronto a perdonare, e così via.

Come noi pensiamo e agiamo, anche lui fa altrettanto. Come noi ogni giorno facciamo delle scelte e prendiamo delle decisioni, così anche Dio fa le sue scelte e prende le sue decisioni. Pertanto, l’essere “creati ad immagine di Dio” indica che noi abbiamo una mente e una volontà, proviamo emozioni e sentimenti, proprio alla maniera di Dio che ha una sua mente, una sua volontà, una sua capacità di sperimentare particolari emozioni.

Creati a sua immagine, quindi, significa provare e sentire ciò che lui prova e sente. Tutto quello che scopriamo e viviamo dentro di noi non è altro che il segno che stiamo assomigliamo a lui. D’altra parte, tutto questo proviene solo da lui; egli, infatti, è la fonte e l’origine di tutto.

Ma c’è un altro aspetto molto importante. Essere “immagine” e “somiglianza” di Dio significa che siamo stati fatti per uno scopo, per una finalità, per un godimento.

Come abbiamo già detto, anche se Dio non ha un corpo come noi, pur tuttavia il nostro corpo ha una somiglianza con lui per il fatto che, quando lo ha creato, lo ha fatto specchio della sua vita, in quanto era in perfetta salute, senza invecchiamento, senza essere soggetto alla morte. Purtroppo, come sappiamo, questo tipo di somiglianza per colpa dell’uomo stesso è stata distrutta.

A parte questo, l’essere a sua immagine si riferisce soprattutto alla parte non materiale e non corporale dell’uomo. La cosa è ben evidenziata dal testo sacro, quando intende separarlo dal mondo animale, quando lo rende superiore al creato, quando lo rende idoneo al “dominio” sul creato stesso.

Infine, ed è la cosa più importante di tutte, gli dona la capacità di vivere in comunione con lui. Quindi si tratta di una somiglianza a livello mentale, morale e sociale.

Vediamo di seguito la portata di questi termini.

Il livello dei termini di somiglianza
Il livello mentale. L’uomo fu creato con una capacità razionale e volitiva. In altri termini, l’uomo può ragionare e può scegliere. Questo non è altro che il riflesso dell’intelletto e della libertà di Dio. Ad esempio, ogniqualvolta qualcuno inventa un macchinario, scrive un libro, dipinge un paesaggio, coltiva al meglio il suo giardino, gode nell’ascoltare una sinfonia, calcola una somma, da un nome all’animale, e quanto altro, sta proprio dimostrando di essere stato creato a immagine di Dio.

Il livello morale. L’uomo fu creato nella santità della vita, in una perfetta innocenza, quindi senza nessun tipo di peccato, e quindi in perfetta armonia con se stesso, con pienezza di serenità e di gioia. Anche questo è un riflesso della santità di Dio.

Esaminando il testo biblico sui vari passaggi della creazione, alla fine Dio dice che ha fatto una “cosa buona”. Dopo la creazione dell’uomo dirà di aver fatto una cosa “molto buona”. Infatti, cosa di meglio che assomigliare a lui?

Si tratta pertanto, nello scorrere della nostra vita, di continuare a fare come lui cose molto buone o per lo meno non cattive.

Ad esempio, ogniqualvolta qualcuno osserva una legge buona, che rifugge da qualsiasi male, che è contento del buon comportamento degli altri, oppure si sente colpevole di qualcosa chiedendone perdono, sta confermando il fatto che è stato creato ad immagine di Dio.

Il livello sociale. L’uomo fu creato per la comunione ed ecco che entriamo pienamente nel tema di oggi. Il fatto di essere per la comunione non è altro che riflettere la natura trinitaria di Dio e dell’amore che scorre in essa.

Come vivere la comunione
Nel paradiso terrestre, l’unica relazione che l’uomo poteva avere era quella con Dio. Non poteva relazionarsi con gli animali e tanto meno con le cose. Ecco perché Dio dirà: “Non è bene che l’uomo sia solo”. A tale scopo trarrà da lui la donna e gliela affiancherà.

Da quel momento, ogni volta che qualcuno si sposa, o che instaura un’amicizia con altri, o stringe a sé un bambino, o che abbraccia qualcuno, e così via, sta mostrando il fatto di essere stato creato a somiglianza di Dio.

Non solo questo, ma l’essere creati a immagine e somiglianza di Dio significa pure quello di avere la capacità di fare libere scelte, sapendo ben discernere il bene dal male. Purtroppo, il primo uomo ha fatto una scelta sbagliata, quella di ribellarsi al suo Creatore, disubbidendo a lui. Così facendo, rovinò l’immagine di Dio dentro di sé e tramandò quella somiglianza danneggiata a tutti i suoi discendenti, noi inclusi.

È vero che tuttora tutti stiamo portando l’immagine di Dio, ma con essa portiamo pure le cicatrici del peccato e questo su tutti i livelli, sia mentale che morale, sia sociale che fisico, come mostra l’esperienza di ogni giorno con tutte le conseguenze negative che ne derivano.

Sin qui siamo sul piano della creazione. Per colpa della disobbedienza e dei fatti negativi, il Signore è stato costretto a ricreare un altro piano, quello della redenzione. Con essa comincia a restaurare l’immagine originaria attraverso Cristo, rifacendo, come dice la Scrittura: “L’uomo nuovo creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità”.

Noi, nella nostra vita di cristiani, stiamo vivendo il tempo della redenzione e siamo chiamati a perfezionarci in questo stile dell’uomo nuovo.

Come vivere la comunione di coppia
Sin qui abbiamo considerato il tema sotto il profilo dell’individuo.

Ora dobbiamo fare un altro passo. Non solo l’uomo preso in se stesso è immagine di Dio, non solo la donna presa in se stessa è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna in quanto coppia, sono immagine di Dio.

La differenza di sesso tra uomo e donna, il vivere in maniera distinta le capacità di ognuno, l’avere diversità di interessi e di vedute, e quant’altro, non è per la contrapposizione o la subordinazione, ma è per la comunione e per l’arricchimento vicendevole, proprio per il motivo di rimanere nell’immagine e la somiglianza di Dio.

È stato Dio a creare la famiglia. Lo ha fatto per avere un luogo in cui poter esprimere l’intimo di sé stesso, quello cioè di essere uno in tre persone, di essere il Dio “Trino e Unico”.

Anche la coppia è chiamata ad essere una perfetta unità e nel contempo una perfetta distinzione di persone. Questo per dire che i due sono chiamati ad essere talmente uniti da essere una cosa sola, sia nel progettare che nell’eseguire. Potremmo ben dire che è con questa intimità di amore che si crea la terza persona. Ed ecco allora l’uomo, la donna, la coppia. Sono tre realtà distinte e nel contempo sono una cosa sola.

Ora scendendo al concreto ed applicando tutto a livello di coppia e famiglia, ci domandiamo: “Perché, sia a livello personale sia a livello di coppia, vi sono crisi?”.

La risposta sta nel fatto che ci si comporta alla maniera degli angeli ribelli, alla maniera di Adamo ed Eva pure ribelli. Questo avviene perché si rifiuta di essere e rimanere l’immagine di Dio, perché si vuol fare di testa propria, perché disobbedisce, perché non si vuol seguire il comportamento di Dio.

Qual è questo comportamento di Dio? Non è altro che la conseguente della sua identità.

Ce lo ha definito l’evangelista Giovanni col dirci che: “Dio è amore”.

L’amore consiste nel fatto di donarsi, alla maniera della luce che consiste nel diffondersi, e alla maniera del calore che consiste nell’irradiarsi.

Come non ci sarebbe più luce se la lampada fosse ricoperta con un panno e quindi chiusa in se stessa; come non ci sarebbe la piena luce del sole se esso è ricoperto da fitte nubi, così non ci sarebbe più amore in noi se subentra il ripiegamento su se stessi, l’egoismo e l’utilitarismo. In tal caso l’altro non è più visto come colui che dobbiamo rendere felice, ma come una specie di oggetto a proprio uso e consumo.

Quali sono gli effetti di tale amore esercitato da Dio e da noi imitato?

Vuoi o non vuoi, esso è fatto per produrre e generare sempre qualcosa.

Nell’ambito della Trinità, Dio nel suo infinito amore è eternamente fecondo, ed ecco che per la tal cosa genera il Figlio. Padre e Figlio non possono non esprimersi il vicendevole amore. Tale amore non è altro che lo Spirito Santo.

Questo è quello che avviene nell’ambito trinitario, è una vita piena di amore ed infinitamente gratificante.

Ora, come dicevamo pocanzi, se l’amore per natura tende ad irradiarsi, la conseguenza è che deve pure manifestarsi e realizzarsi all’esterno.

Proprio per tale motivo il Signore ha creato l’universo immenso e meraviglioso. Lo ha creato non perché ne avesse bisogno, e quindi non in maniera utilitaristica, ma solo per amore.

In questo universo crea e pone pure l’uomo, non per riempire lo spazio, ma solo perché lo ama, e perché lo vuole felice. Infatti, il compito dell’amore è quello di rendere felice la persona amata. Detto ciò, possiamo concludere che il termine ultimo dell’operazione di Dio non è la nostra creazione, ma la nostra felicità, che però non ci impone. Lascia a noi la libertà di scelta, se accettarla o meno. Questo perché se siamo creati ad immagine di Dio non possiamo non essere liberi, come lui è libero.

Donandoci la libertà, ci ha resi capaci anche di discernere e quindi capaci di saper fare le buone scelte, accettando o meno il suo progetto. Per cui Dio può rendere felice solo l’uomo che non glielo impedisce. Questo ci dice che se noi cerchiamo e vogliamo compiere la volontà di Dio, non facciamo altro che il nostro bene. Egli non ha i suoi interessi, per lui ci sono solo i nostri.

Ecco perché in ogni nostro progetto vi sia sempre la condizione, più o meno esplicita, del: “Se piace al Signore”. Egli, attraverso mille modi, lo farà capire o farà sì che non si realizzi il nostro desiderio.

Ho detto pocanzi che Dio è anche infinitamente fecondo. Guai se la coppia sempre ed ovunque non fosse feconda!

Ebbene, anche la mancanza di fecondità è condizione di crisi matrimoniali.

Attenzione, però, a non limitare il significato e la ricchezza della fecondità alla sola generazione di figli. Questi possono anche non arrivare, e non solo per la propria scelta responsabile, ma anche – come appena detto – se piace al Signore.

Guai se in ogni coppia non si coltiva l’esercizio di una vicendevole fecondità!

In cosa consiste?

Essa si realizza nell’accettarsi così come si è, nel non voler pretendere che l’altro sia a nostra immagine, nell’aiutarsi a correggere i difetti, nel pregare assieme, nel progettare assieme, e così via.

Questo non soltanto a livello vicendevole. Se vogliamo esserlo alla maniera di Dio, la coppia deve essere feconda anche all’esterno, nel confronto con i fratelli e le sorelle che si incontrano nella vita. Si tratta dei vari servizi che si possono compiere, nella testimonianza di vita, ed in particolare in quello dell’apostolato nelle varie dimensioni possibili.

Questo ultimo tipo di fecondità vale sia per la coppia, sia per chi non lo è più, sia per chi non è sposato.

Riferimento all’ISF
Tutto quanto sin qui detto se vale per tutti, in quanto tutti siamo chiamati ad essere l’immagine della Trinità, per gli appartenenti all’ISF vi è un altro salto di qualità da compiere.

Essi sono chiamati ad essere l’immagine visibile della Santa Famiglia di Nazaret nell’oggi, assomigliandole e cercando di imitare il loro stile di vita.

Ogni mese sarà sottolineato uno di tali aspetti. In questo mese sottolineiamo quello della preghiera fatta insieme come sposi.

Cosa facevano Maria e Giuseppe in questo campo?

Ogni giorno pregavano insieme leggendo i Salmi ed erano fedelissimi nel partecipare al culto nella sinagoga. Tale comunione con Dio ha loro permesso di superare le numerose difficoltà, proprio perché fra loro c’era unità di mente e di cuore.

Anche noi siamo invitati ad imitare la Santa Famiglia, come don Lamera afferma in una sua espressione: “La famiglia senza la preghiera dei due coniugi non si regge, anche il Matrimonio da solo non ci salva; è necessario pregare insieme come sposi, perché Dio dona le grazie quando vede i due coniugi assieme, non ognuno per conto suo, altrimenti li vede come divorziati davanti a Sé e non li ascolta”.

Testimonianza di coppia
Ogni mese sarà pure data una esperienza di coppia sull’argomento trattato. Ecco quella di oggi.

“Dalla nostra esperienza di coppia possiamo dire che all’inizio del nostro Matrimonio, pregavamo ognuno per conto proprio per vergogna o rispetto umano e la nostra relazione risultava piuttosto conflittuale con incomprensioni, fraintendimenti, impazienza, e così via.

Abbiamo iniziato, allora, a pregare insieme recitando il Rosario, come ha chiesto la Madonna a Fatima, però non costantemente. Abbiamo notato la differenza tra i giorni in cui pregavamo insieme, dove andavamo d’amore e d’accordo, e i giorni in cui non ci riuscivamo per impegni vari, dove eravamo più ostili tra di noi. Quando abbiamo realizzato questa differenza, ci siamo imposti di pregare insieme tutti i giorni, non senza difficoltà, e abbiamo constatato che la relazione di coppia risultava migliore.

Entrati nell’Istituto Santa Famiglia abbiamo sentito forte l’attrazione per l’Adorazione eucaristica, fonte di luce e cattedra di Gesù, vero Maestro. Infatti don Alberione è proprio nell’Adorazione che ha capito tutto il progetto di Dio su di sé.

Da quando abbiamo scoperto questa preziosità, non l’abbiamo più lasciata. Infatti dal Tabernacolo ogni nostra decisione, ogni preghiera di intercessione per la nostra famiglia e per quelle in difficoltà, ogni desiderio per il bene degli altri, ogni scelta vocazionale dei figli, ogni preghiera di riparazione contro la vita e l’unione familiare, ogni problema confidato a Lui e ogni ringraziamento per i doni ricevuti. Gesù è diventato il centro della nostra vita.

Soltanto con la preghiera e l’Adorazione a Gesù Eucaristia si riesce ad amare, scusare, perdonarsi vicendevolmente, perdonare i figli, i suoceri, il prossimo, perché è Gesù la Sorgente dell’amore, la preghiera è il nostro attingere alla fonte che porta la pace”.

Ed ecco in conclusione una domanda basilare di verifica per tutti: “Noi in tale senso ci sentiamo bisognosi di rivolgerci a Dio o ci sentiamo autosufficienti?”.

Buona riflessione!

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