Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2021 * S. Adalberto vescovo
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Amatevi
Si tratta della quarta riflessione sul tema dell' essere "Artigiani di Comunione", preparata per il ritiro di aprile 2021, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello.
Per il documento: clicca qui 
Quarta riflessione per l’anno 2021 -  Il carisma specifico del matrimonio
(Prima parte)
(Riferimento biblico I Cr 12, 4-11)
“Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell'unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole”.

Premessa

A volte sentiamo parlare di “carismi” ed ancor più di “persone carismatiche” verso le quali alcuni sono particolarmente spinti perché credono di poter risolvere con loro alcuni problemi di vita, sia di quella naturale sia di quella spirituale e di coscienza.

Noi, da parte nostra, ci siamo mai chiesto cosa sia veramente il “carisma”?

Ammesso che esso sia ricevuto ed esercitato da qualcun altro, come lo vediamo quando è messo in relazione con noi, come di fatto ci accostiamo ad esso e a tali persone?

Non solo questo riferito ad altri, ma può darsi che il Signore ne abbia dato qualcuno anche a noi. Ammesso che questo sia vero, di fatto noi a nostra volta come lo esercitiamo?

Vediamo di addentrarvici per comprendere cosa sia e come si utilizza il carisma.

Il termine deriva dalla lingua greca e significa “dono di grazia”. È un dono che viene elargito solo da Dio attraverso il suo Spirito, in maniera del tutto libera e gratuita, a prescindere dai nostri meriti.

Anche l’angelo Gabriele, nel saluto rivolto a Maria, ha utilizzato lo stesso termine. È come se le avesse detto: “Ti saluto, piena di carismi”.

A questo punto potrebbe venire spontaneo domandarci se vi siano carismi diversi e dove stia la distinzione fra di essi.

Diciamo subito che in realtà sono diversi. Alcuni di essi sono donati in una forma istituzionale, altri in forma straordinaria ed eccezionale.

Quelli istituzionali arrivano tramite i sacramenti. Ogni sacramento, infatti, dona particolari carismi per diverse finalità.

Quelli straordinari ed eccezionali, invece, vengono elargiti in forma strettamente personale. È quello che Paolo intende dire nel brano ascoltato con l’espressione: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito”.

Il Catechismo della Chiesa cattolica così li definisce: “Sono una meravigliosa ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità di tutto il corpo di Cristo, purché si tratti di doni che provengono veramente dallo Spirito Santo e siano esercitati in modo pienamente conforme agli autentici impulsi dello stesso Spirito”.

Si tratta di un dono soprannaturale che Dio – come già detto - concede liberamente e gratuitamente ad alcune persone perché vuol affidare ad esse una speciale missione da compiere. Questo non per un diretto loro vantaggio e neppure per la loro gloria, ma per i suoi imperscrutabili disegni, secondo la successiva specificazione di Paolo: “Per il bene comune”.

Non dipende dalla santità della persona, come alcuni erroneamente credono col dire: “Quello è un santo, ha tanti carismi!”. Potrebbe riceverli anche una persona di poca fede la quale è pur chiamata ad esercitarlo, oltre che al vero bene degli altri, anche per crescere nel suo stesso cammino di fede.

In quale forma e in quale maniera il carisma è esercitato bene?

Se è un dono gratuito concesso da Dio e se, come dice Paolo, è dato per il bene comune, chi lo riceve è chiamato ad esercitarlo in maniera del tutto gratuita ed esclusivamente per il vero bene degli altri.

Purtroppo, sappiamo come alcune persone se ne servono per lucro, per prestigio, per apparire, per dare una forte immagine di sé, oppure per altri scopi, ed ancor peggio mettendosi a volte in sintonia con le forze del male, tanto da non essere più un bene per gli altri, ma da diventare un male, anche se di fatto questo è ingannevole o non è sempre del tutto apparente.

Un’altra domanda. Sono diversi questi doni soprannaturali che Dio elargisce?

Sì, sono diversi. Per maggior precisione potremmo suddividerli in tre tipi.

Di essi il primo è la “grazia santificante”, quella che nel linguaggio comune è definita la “grazia di Dio”, cioè nell’essere uniti a lui, nel rimanere nella sua amicizia, nel cercare e nel fare la sua volontà. Questa grazia santificante si riceve con il sacramento del Battesimo. È fatta per elevarci in alto e per farci partecipare alla vita trinitaria, ci fa entrare in comunione con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo. Tale grazia è permanente, non viene più tolta. È da conservarsi ed accrescere in questa vita, per poi viverla eternatamene. Come sappiamo, se per caso in questa vita dovessimo perderla, andiamo a recuperarla attraverso il sacramento della confessione. 

Il secondo tipo è la “grazia attuale”. Essa non è permanente, è solo transitoria. È quella che aiuta a superare le difficoltà del momento, finisce quando la difficoltà è superata. È attraverso di essa che esperimentiamo veramente come il Signore sia sempre con noi, e come veramente ci conduce per il meglio, ripetendoci sempre il: “Non temete, io sono con voi!”.

Il terzo tipo è una “grazia libera e gratuita”, detto più propriamente “carisma”. Può essere transitorio, può durare per un periodo più o meno lungo, potrebbe essere anche duraturo. Il carisma è donato solo per l’edificazione della Chiesa. A sua volta può diventare anche una occasione per la santificazione personale, ma solo se accettato ed esercitato rettamente. Non è dato a tutti e neppure in maniera uguale per tutti. Infatti, è donato a chi in un modo e a chi in un altro, a chi più e a chi meno. Comunque, è sempre distribuito dallo Spirito Santo secondo il progetto che Dio ha su di noi e secondo la nostra disponibilità ad accoglierlo per i suoi fini.

È proprio come ha affermato Paolo: “Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole”.

Il carisma nel sacramento del matrimonio

Andiamo ora a riflettere un poco sul tema più specifico per la riflessione di questo mese, riferentisi al carisma del matrimonio, un carisma come già detto di tipo istituzionale. Comunque, anche nel matrimonio sono inseriti e perfezionati i tre tipi dei doni pocanzi descritti.

In primo luogo il sacramento del matrimonio, con il suo esercizio nella vita quotidiana, aumenta e perfeziona quella grazia santificante ricevuta nel Battesimo.

In secondo luogo aiuta a superare le difficoltà del cammino sia personale che di coppia, sia di famiglia che di rapporto con gli altri. È quella che è denominata la “grazia di stato” per la quale, per fare un esempio, l’intervento nel correggere un fanciullo trova più efficacia nei genitori, che appunto hanno questa grazia di stato, che nel catechista – sia pure che abbia ha una sua grazia di stato in quanto tale - e tantomeno in altri. Nessuno ha la pienezza della grazia di stato come l’anno i genitori verso i figli.

In terzo luogo gli sposati con il sacramento hanno un “carisma” originale proprio, ricevuto per un compito particolare, per una missione “speciale” che solo la coppia e la famiglia può meglio svolgere come servizio alla Chiesa, in favore dell’umanità. Ed è qui che ora vogliamo soffermarci.

Qual è questo originale carisma e compito della famiglia, a sua volta  distinto da tutti gli altri carismi che sono presenti nella Chiesa?

Ce ne sono diversi, ma ne tratto solo uno, quello che mi sembra il più importante.

Si tratta di diventare specchio visibile della vita trinitaria, e questo per il bene comune, cioè per il bene degli altri.

In altre parole, gli altri vedendo lo stile vissuto da tale famiglia dovrebbero essere facilitati a comprendere meglio quello che è il mistero della Santissima Trinità e del paradiso a cui siamo avviati.

In altre parole ancora, attraverso lo stile di vita vissuto nell’ambito tale famiglia, sia in se stessa sia nel rapporto con altri, questi altri possano rendersi conto di come è fatto l’amore di Dio nel suo ambito, come lo sarà per noi una volta raggiunta la patria celeste, e come lo sia oggi nel nostro pellegrinaggio terreno.

Per comprendere bene questo amore che Dio ha per ciascuno di noi, lo si dovrebbe vedere rispecchiato nella vita di coppia e di famiglia, in quanto imitano il comportamento di Dio.

Ed allora, in concreto, come dovrebbe essere vissuto tale amore nella coppia e nella famiglia?

Come si vive l’amore in famiglia

Ecco una molto succinta elencazione di tale stile di vita e di amore.

Imparare ad aiutarsi l’un l’altro, senza rinfacciarsi le vicendevoli colpe, senza volersi arroccare sulle proprie posizioni e ragioni. Si tratta di ammettere e di riconoscere che ognuno ha qualcosa di buono. Il famoso bicchiere “mezzo vuoto” o “mezzo pieno”!. È da tale modo che ne segue la capacità di comprendersi e di perdonarsi sempre, sino a settanta volte sette come direbbe Gesù.

Un’altra conseguenza del medesimo stile è anche quella di imparare a non impazientirsi. Si tratta di saper vivere nella speranza cristiana la quale poggia sull’espressione biblica: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Forti di tale espressione si tratta di rimanere sereni perché certamente tutto si realizza, si perfeziona e si matura nel tempo.

Ne consegue ancora che si tratta di imparare a donarsi, senza pretendere l’immeditato contraccambio. Si tratta di credere che, quanto più vogliamo qualcosa per intero e subito, tanto meno la otterremo.

Imparare a vivere veramente in comunione, ascoltandosi e sapendo dialogare. Non dimentichiamo che ancor prima di parlare bisogna ascoltare. Questo non vuol dire di pensarla alla stessa maniera, ma come direbbe san Paolo, si tratta di valutare tutto, prendendo quello che c’è di buono e che è certamente presente in ogni persona. Per similitudine, come quando entra la luce scompare il buio, così quando vediamo il bene in un altro, in qualche modo scompare anche il suo male.

Imparare ad essere aperti ad ogni realtà, ovviamente anche qui per valutarla e scegliere quello che c’è di buono. Si tratta di non limitarci a credere che solo la nostra posizione è quella giusta, retta e infallibile.

Ed infine, una cosa quanto mai importante e necessaria. Si tratta di mettere la preghiera al primo posto. Da non dimenticare, però, che è necessaria ma non sufficiente solo la preghiera personale, ma è pure necessaria quella fatta assieme. Infatti, solo la preghiera è il vero ed efficace nutrimento dell’amore, secondo l’espressione di Gesù che afferma: “Quando due o più sono uniti in preghiera, io sono in mezzo a loro”.

Ed ora un altro balzo in avanti e in meglio.

Non solo i singoli, ma pure la vita della comunità parrocchiale dovrebbe poter attingere luce da quella familiare, così da potersi illuminare l’un l’altro.

Infatti, se vogliamo che la vita di una comunità parrocchiale sia visibile e riconoscibile quale presenza di Dio nel territorio – e questo visto sia dai praticanti sia da coloro che non frequentano - essa dovrebbe vestire le fattezze di quella familiare.

In altre parole, dovrebbe saper tessere al suo interno rapporti di tipo familiare, fatti di buona accoglienza, di rispetto, di aiuto, di solidarietà, di attenzione, di sevizio gratuito, senza alcun atteggiamento di tipo concorrenziale, come purtroppo spesso avviene nei servizi che in essa vi prestano i volontari.

È proprio in tale senso che diventa indispensabile rettificare e ravvivare anche l’alleanza tra famiglia e comunità cristiana.

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