Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
18 novembre 2019 * S. Frediano vescovo
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32 Dieci verginiTesti liturgici: Sap 6,12-16; Sl 63; 1 Ts 4,13-18; Mt 25,1-13
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Nella nostra esistenza siamo portati a fare continuamente delle scelte, allo scopo di trovare la direzione da dare alla nostra vita. Tali scelte, il più delle volte, hanno conseguenze importanti, tanto da segnare l’intera vita stessa.

Ovviamente, le prime e le più importanti scelte riguardano i valori che sono per dare il vero senso a tale nostra vita.
Se, ad esempio, scegliamo di porre al primo posto la ricchezza; oppure l’ambizione personale da poter mostrare una bella immagine di sé; oppure una realizzazione attraverso l’esercizio di un potere; molto probabilmente, e in poco tempo, ci accorgeremmo che abbiamo sciupato energie preziose.
Quanti, purtroppo, vivono solo per questi valori effimeri!
Se invece ci impegniamo a cercare quello che veramente vale, quello che non passa mai, allora la nostra vita diventa davvero piena di significato.
Ed è quello che ci ha detto, nella prima lettura, il libro della Sapienza. Si tratta, allora, di farci guidare da lei.
Ma, cosa è la Sapienza?
Non è semplicemente una saggezza di vita che proviene dall’esperienza, non è qualcosa che si acquista leggendo molti libri.
Si tratta, invece, di un dono che Dio sempre concede a coloro che dispongono il proprio cuore a cercare innanzitutto la sua volontà.
Essa, ci accompagna nella vita, ci illumina, ci fa comprendere quello che veramente vale e ci aiuta a realizzarlo.
Soprattutto ci rivela che tutte le esperienze e le situazioni della vita, più o meno belle e piacevoli, sono condotte dalla continua presenza amorevole del Signore. Pertanto, in forza di questo, siamo aiutati a vivere nella fiducia, nella speranza e nella pace.
E la parabola evangelica delle vergini cosa vuol dirci?
È su un altro versante, ma si allinea, in qualche modo, a quanto finora abbiamo detto.
Sappiamo che in ogni civiltà la festa di nozze ha un valore sociale e culturale, oltre che religioso, molto importante.
Ebbene, Gesù prende come esempio la cultura e le usanze del suo tempo per farci capire una cosa importante.
Può capitare a tutti di addormentarsi e, se portiamo il fatto sul piano della preghiera, possiamo distrarci e, se lo portiamo sul piano della fede, potremmo avere momenti di dubbio sulla presenza amorosa di Dio nella nostra vita.
Però, il problema non è questo, ma è la reazione che abbiamo al risveglio, al ritorno in noi stessi, al renderci conto di quanto ci è capitato.
Se siamo sempre vissuti alla presenza di Dio, se abbiamo messo in atto le espressione del salmo di oggi, riepilogate nel: “Ha sete di te, Signore, l’anima mia”, difficilmente andiamo fuori strada in forma stabile. Potrà essere un momentaneo sbandamento, comprensibile, ma tutto si ricupera.
Se, invece, nella nostra vita diamo spazio a tutto e a tutti, ma non impariamo ad ascoltare Dio, come possiamo pretendere che all’improvviso siamo in grado di riconoscere la sua presenza e come possiamo essere guidati dalla sua sapienza?
In tal caso, assomigliamo alle vergini stolte. Abbiamo perso l’occasione per entrare in pienezza nel suo regno, paragonato ad una festa di nozze, per cui risuona anche a noi la voce: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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