Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 gennaio 2021 * S. Feliciano vescovo
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Testi liturgici: Is 63,16-17; 1 Cor 1,3-9; Mc 13,33-37

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Abbiamo ascoltato l’esclamazione molto accorata pronunciata dal profeta Isaia e rivolta al Signore: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.
È una esclamazione, ed anche un forte desiderio che dovremmo fare nostro in questo tempo di grande confusione, proprio per avere luce e aiuto. È un tempo, infatti, nel quale non ci si capisce più nulla, non si sa più dove sta la verità di fatto.
Questo avviene sia a livello di Chiesa che a livello di mondo intero, credenti o meno che siamo. Questo avviene per tutto quello che sta capitando e di cui ognuno, in qualche maniera, ne fa esperienza. Sì, innalziamo al Signore questa supplica, almeno noi credenti. Siamo sicuri che il grido che non va a vuoto, perché certamente arriva a Colui che ci ama come un padre e più di un padre, come è stato espresso all’inizio del brano: “Tu, Signore, sei nostro Padre …”.

Quale padre può abbandonare un figlio?

Il padre non riesce ad aiutarlo solo se il figlio non ne volesse sapere.

Non voglio generalizzare, ma certamente a livello dl maggioranza delle famiglie e della intera società, il Signore è stato abbandonato e segregato, non si parla più della sua presenza che conduce la storia, non si parla più di preghiera e di intercessione, perché tutto è affidato solo a noi stessi, alla medicina, alla scienza, all’attività politica.

Non è il Signore a condurre la storia, sia pure con la nostra collaborazione, ma siamo noi a volerla portare avanti.

A dir la verità la storia è sempre andata avanti con queste contraddizioni.

Anche gli Israeliti erano tali. Come abbiamo ascoltato, il profeta Isaia è costretto a riconoscerlo davanti al Signore: “Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli”.

Ma ecco che a tal proposito arriva l’Avvento. Con esso la Chiesa ci dà l’opportunità di poter cominciare un nuovo anno liturgico con l’invito a cambiare, a impegnarci, a convertirci.

In che modo?

Innanzitutto riconoscendo e ringraziando il Signore per il bene che ci vuole, perché vuole aiutarci a superare le attuali difficoltà, proprio come è stato espresso da san Paolo: “Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché il lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza”.

Per similitudine, la situazione che stiamo attraversando è proprio squadernata, cioè è come un insieme di fogli di un libro, staccati dalla copertina e tra di loro, gettati in terra alla rinfusa, attraverso i quali non riusciamo più a leggere in continuità e comprendere quanto vi è scritto.

Si tratta con pazienza di riordinare i fogli secondo le pagine, rimetterli al proprio posto, e solo così poter riuscire a leggere e comprenderne il contenuto.

Cosa vuol dire questo a livello spirituale e come metterlo in pratica?

È l’aspetto suggerito dal vangelo. Si tratta di vivere nella vigilanza.

Cosa è la vigilanza?

Consiste nel saper incontrare il Signore, tutti i giorni. Però, per poterci riuscire è necessario essere riflessivi, cioè essere svegli e attenti al Signore che continuamente ci viene incontro.

Lo fa con la sua parola, con la luce che da essa promana, con la grazia che vi è congiunta. Lo fa anche attraverso quello che ci capita, gradito o meno che sia, a condizione di riuscire a comprendere bene cosa vuol dirci. È per questo che ci vuole vigilanza e riflessione, tenendo presente che il Signore propone tutto questo con discrezione, per cui spesso neppure ce ne accorgiamo.

Gesù, infatti, non ci ha detto il momento preciso nel quale ciò avviene, ma ci ha dato un avvertimento con queste parole: “Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati”.

 Purtroppo, a causa della nostra vita frenetica, non abbiamo la garanzia di riuscire in questo. È vero che ci sarebbe un minimo di possibilità; questa sarebbe la domenica, da santificarsi quale giorno del Signore, nella quale potremmo avere l’aiuto per rientrare in noi stessi.

Purtroppo, come possiamo costatare, per tanta gente la domenica non è vissuta in tal modo. La conseguenza è che pur dicendosi cristiana ma di fatto non vivendo come tale, non riesce a dare un perché a quello che capita, per cui vive sempre più   tormentata dalla paura.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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