Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2021 * S. Adalberto vescovo
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Tommaso apostolo
Domenica seconda di Pasqua B 11 aprile 2021
Testi liturgici: At 4,32-35; I Gv 5, 1.6; Gv 20,19-31
Per il documento: clicca qui
La prima lettura era iniziata con queste parole:
“La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo ed un’anima sola”. Questo significa erano pienamente concordi, erano molto felici di trovarsi assieme, così tanto da desiderare di poterlo fare con frequenza.
Il fatto ci dovrebbe far pensare a quello stesso clima che si respirava e si viveva nel paradiso terrestre, prima del peccato originale, dove vi era il pieno accordo, la perfetta comunione, dove colui che stava accanto era considerato più importante di se stessi.

È lo stesso clima che sarebbe venuto a restaurare il Signore Gesù, cosa pienamente vissuta dalla prima comunità cristiana. Per tale motivo, nessuno si considerava padrone neppure delle cose, tanto che tutto veniva messo in comune.

È vero che nell’attuale società è assai difficile mettere in pratica alla lettera tale principio, ma guai se non riusciamo a vivere con tale spirito!

Infatti, abbiamo dimenticato che il “perdere” qualcosa per donarlo all’altro, va sempre a nostro vantaggio.

È proprio questa la strada privilegiata, serve per ritrovare il tutto centuplicato, come del resto era stato asserito da Gesù in un altro contesto: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”.

Se non fosse così, egli ci avrebbe mentito, ma sapendo che lui è la “Verità”, non possiamo non crederci. Quindi, è solo questione di fede. È proprio quello che abbiamo ascoltato anche nella seconda lettura: “Chiunque è generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”.

Si non crediamo a questo e a tutto l’insegnamento di Gesù, assomigliamo a Tommaso.

A dir la verità tutti, chi più chi meno, potremmo assomigliare a Tommaso, anche se qualcuno potrebbe offendersi con il dire: “Io ho la fede, altrimenti non sarei qui in questo momento”.

È vero! Ma l’essere qui è solo un “segno” di fede, ma la cosa non può esaurirsi qui. Infatti, questa presenza deve servire soprattutto per fare la verifica sul grado della nostra fede, e poi per poterla alimentare e rinsaldare, in modo da poterla esercitare nel quotidiano. La fede è da mettere in pratica in ogni momento della vita, non solo in chiesa, ma sempre ed ovunque.

Dove è stato l’errore di Tommaso?

Quello di dubitare della esperienza e della parola degli altri, ma di credere solo alla sua personale esperienza, senza rendersi conto che, una volta fatta l’esperienza, non possiamo più parlare di fede, in quanto il fatto non è più da credere perché è evidente. La vera fede, infatti, è credere senza vedere: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.

Questo non è forse anche un nostro facile e frequente errore?

Ed allora si tratta di “smontare” questa nostra “presunta” fede per “rimontarla” con quella “vera”. Si tratta di riprendere e correggere l’espressione non pienamente veritiera, quella di cui abbiamo pocanzi detto: “Io ho fede, altrimenti non sarei qui in questo momento”.

Dove sta l’errore di tale espressione?

Sta nel fatto che potremmo confondere la fede con una certa pratica religiosa. Ci sono persone che dicono di essere molto religiose, e quindi di avere grande fede, perché vanno in chiesa e fanno molte preghiere, anche se poi di fatto nel lato pratico dimostrano tutto il contrario.

Certo che dobbiamo pregare, cero che dobbiamo andare in chiesa! Questo però, come già detto, non per fermarsi al “segno” di quel momento, ma per crescervi. 

Perché questo non avviene o non avviene pienamente?

Perché molti pensiamo che la pratica religiosa sia una cosa da fare, come a dover accontentare Dio, per cui una volta compiuto tale dovere, ci sentiamo a posto. Abbiamo dato a Dio quello che è di Dio, il resto della vita ce lo organizziamo a nostro piacimento.

Ma se pensiamo solo così sbagliamo di grosso, perché tutta la vita deve essere un culto, una lode e una piena fiducia in Dio.

Si tratta pertanto di mettere la nostra esistenza, quella di tutti i giorni, in piena sintonia con lui.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe Spicello

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