Omelia delle domeniche e feste Anno B
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
17 ottobre 2021 * S. Ignazio d'Antiochia
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27 Uomo non divida
Testi liturgici: Gn 2,18-24; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16
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Abbiamo sentito la domanda che alcuni farisei pongono a Gesù, quella con cui chiedono se sia lecito ripudiare la moglie. Da notare bene l’inciso
“per qualsiasi motivo”, e quindi quando e come vuole il marito secondo il suo capriccio.
Potremmo dire che la domanda è quanto mai attuale, in quanto oggi facilmente ci si separa e si divorzia perché, si dice, è permesso dalla nostra legge.
Però non pensiamo che nessuna legge umana può sovrapporsi o limitare il pensiero e il disegno di Dio e sostituire i suoi comandamenti.
Anche ai tempi di Gesù si reclamava la legge di Mosè, la quale avrebbe permesso il ripudio.
Questo è vero, però non per qualsiasi motivo. Lo era per difendere la donna, per sottrarla all’arbitrio dell’uomo, in quanto era considerata suo esclusivo possesso alla stregua degli altri beni materiali, per cui in alcuni casi doveva intervenire la legge per dirimere certe questioni, permettendo la separazione.

Qualche cosa di analogo avviene anche oggi, quando ad esempio risulta che un matrimonio non è valido. Fin che gli sposi lo vivono in buona fede e vanno d’accordo, non andiamo a smuovere le acque, lasciamoli stare. Però se sorgono delle difficoltà, atteso che quel matrimonio non è valido, interviene il tribunale a dire che è permessa, anzi doverosa la separazione definitiva.

Però, a proposito di questo, è da comprendere bene cosa voglia dire. Non si tratta di annullamento, come alcuni dicono - nessuno infatti lo può sciogliere, perché la legge di Dio non lo permette - si tratta invece di una sentenza del tribunale ecclesiastico che, dopo i necessari e comprovati documenti e testimonianze, dichiara che quel matrimonio di fatto non esiste, è nullo. Quindi non annullamento, ma dichiarazione di nullità.

Ebbene, tornando al vangelo, Gesù coglie l’occasione per riproporre il disegno originale di Dio sulla coppia, proprio come abbiamo ascoltato dalla prima lettura.

Ma qual è questo pensiero di Dio?

Quello che Dio ha pensato e voluto è una vita da vivere nell’amore sincero, rispettoso dell’altro, tale che permetta ad entrambi di crescere nella esperienza della donazione reciproca, in una fedeltà perenne da non potersi spezzare, proprio a imitazione della fedeltà di Dio nei nostri confronti, una fedeltà che non viene mai meno, che non si spezza mai, anche se siamo peccatori e ci ribelliamo a lui.

Se è vero, come è vero, che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, se è vero, come è vero, che soprattutto la coppia è a sua immagine, se Lui è fedele per sempre, altrettanto gli sposi sono chiamati ad esserlo per sempre.

Questo disegno è descritto proprio all’inizio del brano: “Il Signore disse: Non è bene che l’uomo sia solo; voglio dargli un aiuto che lo corrisponda”.

Questa espressione rivela e afferma la verità profonda dell’essere umano, creato per uscire da sé stesso e, di conseguenza, per incontrare un altro.

In altre parole, l’essere umano è chiamato ad entrare in relazione con tutto il creato. Ecco ad esempio che il Signore lo pone nel paradiso terrestre pieno di ricchezze naturale e materiale, ma questo non gli basta perché non può relazionarsi con esse.

Anche l’incarico di dare un nome agli animali – per dire l’altissima sua dignità – non gli basta. In una parola le cose materiali, gli animali e neppure gli incarichi ricevuti non lo appagano. L’uomo ha bisogno di un altro, simile a lui, che gli possa corrispondere.

Ed ecco che quando Dio gli mette accanto la donna, in essa trova una pari dignità, con essa può entrare in una vera relazione, ed è quindi soddisfatto.

Proprio in forza di questo possono stare vicini, comprendersi, sostenersi, diventare compagni di vita.

Pertanto, tutto ciò premesso, diventa comprensibile l’espressione della fedeltà per sempre: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Certo che non è del tutto facile, soprattutto in certe situazioni nelle quali potrebbe trovarsi la coppia. Ma non ci si può arrendere alla prima difficoltà.

Dove non si incontrano le difficoltà a tutti i livelli, sia di vita, sia di professione?

Ma è proprio attraverso le difficoltà che si misura la nostra fede, quella fede che ci indica come il Signore non ci toglie le difficoltà, ma le alleggerisce aiutandoci a superarle, proprio come ha affermato Gesù: “Il mio carico è soave e il mio giogo è leggere” .

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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