Omelia delle domeniche e feste Anno C
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
23 aprile 2019 * S. Adalberto vescovo
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6 Domenica C Beatitudini
Testi liturgici: Is 6, 1-9; I Cor 15,1-1,13; Lc 5,1-11
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“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo … Benedetto l’uomo che confida nel Signore”,
così dice il Signore Dio per bocca del profeta Geremia.
Gesù, a sua volta, torna sull’argomento e al posto del termine “Benedetto” utilizza quello di “Beato”.
A questo punto ci domandiamo, in cosa consistono le benedizioni e le beatitudini?

Il profeta Geremia contrappone gli estremi, prima al negativo e poi al positivo, indicando chiaramente dove sta per l’uomo la maledizione, e dove sta la benedizione. La conseguenza è che la maledizione porta alla morte, mentre la benedizione porta alla vita.

Si trova nella maledizione colui che solo confida in se stesso, nelle cose umane, nei beni materiali; si trova, invece, nella benedizione colui che confida soprattutto nel Signore e nella sua grazia.

Ed ecco le conseguenze. Coloro che spendono la propria esistenza contando solo su valori umani, non avrà molta fortuna. Coloro, invece, che puntano sui valori proposti dal Signore, anche se agli occhi del mondo potrebbero sembrare persone fallite, di fatto avranno un grande guadagno.

Per farlo capire meglio, Geremia porta la similitudine dell’albero. Se esso è piantato in un terreno non irrigato dall’acqua, si secca e muore; se, invece, è piantato su un terreno in cui scorre acqua, porterà frutto e rinverdirà di anno in anno.

Qual è l’insegnamento per noi?

Se la nostra vita di fede non ha radici profonde, capaci di attingere l’acqua della grazia di Dio, rischiamo di abbatterci di fronte ai problemi della vita, senza portare alcun frutto di benedizione, di gioia e di consolazione.

Gli stessi concetti e le stesse esortazioni sono ribaditi, a maggior ragione, dalla pagina evangelica delle beatitudini.

Essa ci invita a riflettere in modo serio e profondo sul senso della nostra fede, la quale deve esprimersi nell’affidarci pienamente a quello che è il progetto di Dio su si noi.  

Chi idolatra il proprio conto in banca, chi per far carriera è disposto a passare sul cadavere degli altri, chi non si prende cura di coloro che sono nell’indigenza, chi sperpera quello che ha per avere una bella immagine di sé, chi è schiavo del consumismo, tutti questi sono da definirsi “maledetti”, non nel senso di castigati da Dio, ma perché da se stessi si escludono dal regno di Dio e di conseguenza non gustano le cose di Dio.

Anche Gesù proclama le contrapposizioni tra “i beati da una parte e gli inguaiati dall’altra”.

Noi vogliamo appartenere alla schiera dei “beati”, cominciando dall’essere poveri, come Gesù proclama alla base di tutte le beatitudini.

Una povertà, però, da intendere nel senso evangelico, cioè nel senso vero. Questo per dire che non si tratta di vivere da disgraziati, nello squallore, nella privazione del necessario, nel non avere una vita dignitosa.

Si tratta, invece, di non mettere la piena fiducia in noi stessi, nelle nostre risorse, nelle nostre doti, nelle nostre ricchezze di qualsiasi tipo esse siano.

Se fosse così, fonderemmo la nostra vita sulla sabbia, tanto da meritare le successive terribili minacce che Gesù lancia, a cominciare dai ricchi: “Guai a voi, ricchi, perché avete già avuto la vostra consolazione”.

Una particolare menzione merita anche l’ultima “beatitudine” e l’ultimo “guai”, così espresse da Gesù: “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e vi metteranno al bando; … guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi”.

Ovviamente, anche qui, si tratta di intendere bene, nel senso come inteso da Gesù; la beatitudine è valida quando il dir male di noi non avviene per la nostra cattiveria – per cui potremmo meritarcelo - ma per il motivo della nostra fede coerentemente vissuta.

Si tratta, pertanto, di testimoniare la nostra fede senza compromessi, senza mezze misure, senza lasciarci condizionare da nulla, senza voler essere di quelli che – come si dice - tengono i piedi su due staffe, e che lo fanno per il solo motivo di andare d’accordo con tutti, per potersi sentir dire che sono brave persone.

E Gesù che ribadisce contro questo tipo di gente: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi”.

Noi vogliamo appartenere alla prima categoria per la quale Gesù esclama: “Rallegratevi, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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